Monza 2009 – Appuntamento nel Parco


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Quelle del 9 maggio 1898 e del 29 luglio 1900 sono le giornate che insistono con più stringente drammaticità sulla sorte di Umberto I di Savoia, ucciso a Monza dall’anarchico Gaetano Bresci.

La prima è quella delle cannonate del generale Fiorenzo Bava Beccaris a Porta Monforte a Milano, che provocarono almeno un centinaio di morti tra la popolazione civile. La seconda è la data stessa dell’attentato.
L’episodio di Milano, avvenuto oltre due anni prima del regicidio, in parte lo determina.

La storiografia ufficiale, che ha scelto di occuparsi poco del regicida pratese, tende ad associare la sua decisione di uccidere Umberto allo sdegno che in una certa opinione pubblica generò l’onorificenza concessa dal Re a Bava Beccaris, un mese circa dopo l’episodio di Milano.

Ciò che determinò la decisione di Bresci non fu però questo o, per lo meno, non fu solo questo: era necessario che giungesse un anarchico dagli Stati Uniti per “fare giustizia”? perché colpire il Re e non lo stesso Bava? perché, agli occhi di certi settori della società di allora, l’onorificenza concessa apparve atto addirittura più grave dello stesso fatto di sangue del maggio? perché e come gli anarchici, dopo due sgangherati attentati al Re d’Italia, condotti da Pietro Acciarito e Giovanni Passanante, attingono a livelli di organizzazione insospettabili per le loro abitudini?
Forse il regicidio ebbe altri significati, finalità, meccanismi e mandanti.

Con questo spettacolo, primo episodio del progetto pluriennale La Villa della Storia, che proseguirà con una seconda produzione teatrale sullo stesso argomento nel 2010, nella ricorrenza dei 110 anni da quella data, abbiamo voluto indagarli e raccontarli sulla scena.

In Appuntamento nel Parco i personaggi di allora tornano tutti: da Umberto I e il suo attentatore, protagonisti del tragico appuntamento, alla Regina Margherita; dall’erede al trono Vittorio Emanuele III di Savoia a Eugenia Litta, la donna che fu per tutta la vita vicina al Sovrano; dai Generali Ponzio Vaglia ed Avogadro, che quella sera accompagnarono in carrozza Umberto alla fatale premiazione del Concorso Ginnico alla Forti e Liberi di Monza, al Primo Ministro Pelloux, colui che in pratica fondò i Servizi Segreti italiani; fino a personaggi cui la storia non ha riservato un posto di primo piano ma che determinarono o vissero quelle ore e soprattutto le conseguenze di quelle ore.

Ne risulta l’affresco di un’Italia acerba che, dopo l’epopea risorgimentale dell’Unità, cerca una propria dimensione senza trovarla, schiacciata tra la condizione di fresco Stato unitario e una inadeguata vocazione imperiale, mentre il Partito Socialista conosce i primi successi elettorali, il movimento anarchico attenta a tutto ciò che si muove, il popolo conquista lentamente e sanguinosamente coscienza di se stesso e di là dal mare si consumano le tragedie coloniali di Adua, del Forte di Makallè e dell’Amba Alagi.

È la piccola, fragile Italia umbertina, ancora preda delle divisioni geopolitiche tradizionali, cui iniziano a sovrapporsi altre forme di divisione politica, quelle della democrazia rappresentativa e dei partiti.
Inoltre (come potremmo non pensarci?), con l’episodio del regicidio, si inaugura la lunga stagione dei “misteri di Stato” che accompagna la storia del nostro Paese sino ad oggi.

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